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L’opzione MUCCHE

In questi giorni ho avuto modo di capire che il navigatore in bici non lo si deve usare come in auto. Ovvero, non e’ lui che mi deve guidare, lui mi da’ dei semplici suggerimenti che ora io so essere meglio ignorare nel 70-80% dei casi. Sono IO che devo giudare lui, piuttosto. Già, perchè hai voglia a selezionare “cycling route” o addirittura “walking route”… quello l’ha programmato uno che forse non ha nemmeno mai tolto le rotelline alla bici! E’ poi un problema di gusti in fondo: a lui piacciono le statalazze, a me piacciono le mucche. Allora io sto facendo cosi’: programmo la destinazione, faccio come dice lui per uscire dalla città e poi, appena inizia la statale, al primo vicolo laterale, mi butto, specialmente se c’e’ odore di mucca. Lui inizialmente si lamenta “turn around when possible”, poi ci ripensa, ricalcola il percorso e scopriamo insieme che non esistono solo le statali! Poi ogni tanto ci riprova e allora stessa tecnica… e via cosi’. Che in fondo è quel che ho sempre fatto, buttarmi a casaccio sulle stradine secondarie pensando che c’è sempre un’alternativa, pero’ cosi’ almeno non rischio di perdermi ogni 2×3 come ai tempi d’oro (Laura si ricorderà di certi sterrati della toscana e delle mie bestemmie…).

Unq volta imparato questo il navigaTOPE diventa davvero uno strumento utile anche per il ciclista che puo’ cosi’ buttarsi alla cieca in ogni carruggio che vede senza timore di vedersi abbandonato a metà di un campo di patate.

In alternativa avrei pensato due possibili soluzioni da suggerire a chi programma questi aggeggi:

  • mappe senza statali e autostrade: proprio SOPPRESSE, cosi’ non gli viene la tentazione;
  • l’opzione “mucche” e cioè: emettitore gps al collo di tutte le mucche (magari torna pure utile agli allevatori) e programma che fa il calcolo del percorso che ti fa vedere più mucche (ecco la ù!!! trovata anche lei!)

La scarpetta di Cenerentola

Continua la serie dei “teknicismi” in vista della partenza, ormai programmata per domenica 27/07.

Chi ha un po’ di dimestichezza con la bici sa che
la pedalata non è spingere sui pedali.
O meglio, non solo.

Avere i piedi attaccati ai pedali significa poter, nei momenti in cui serve maggior potenza, tirare anche il pedale in risalita, ma prima ancora significa poter esercitare una “continuità” nella spinta che fa davvero la differenza in termini di efficienza del movimento (e quindi di durata).

Una volta presa coscienza di ciò, i problemi nella pratica sono sostanzialmente due:

  1. la sicurezza (ovvero liberare rapidamente il piede)
  2. la camminata (ovvero non sembrare uno struzzo zoppo)

Il primo problema si risolve, neanche a dirlo, con la pratica. Oltre che con la corretta regolazione del sistema di ritenuta. Il secondo problema si affronta invece a monte con la scelta del giusto sistema scarpa/pedale per il tipo di utilizzo che si fa della bici. Due esempi tanto per chiarire:

  • Corsa: come tutti i ciclisti che si rispettino, per andare su una corsaiola dura&pura ho bisogno della massima rigidezza nella catena di trasmissione della forza dal piede al pedale. Il classico attacco look con apposita scarpetta dalla suola plasticosa è la soluzione giusta. Quando scendo cammino come uno che si è scottato le piante dei piedi (lo so perchè una volta me le sono scottate davvero e camminavo così). L’attacco lato scarpa consiste infatti in un ambaradan di plastica avvitato in punta alla già rigida suola, dunque si cammina praticamente sui talloni. Però chissenefrega, voglio dire, sono sulla bici da corsa per allenarmi, non per fare le vasche a piedi in via Roma.
    La rapidità di sgancio richiede non tanto una pratica “fisica” quanto piuttosto (almeno nel mio caso) mentale: il problema è infatti RICORDARSI DI SGANCIARE PRIMA DI FERMARSI!!! :-/ Sì, sì, ridete… intanto all’inizio mi sembrava facile, impossibile dimenticarsi, figuriamoci… e poi invece accade che mentre stai girulando a bassa velocità per provare il cambio, ti cade la catena. E tu d’istinto che fai? FRENI. Poi ti rendi conto che non hai staccato i piedi e allora pensi “beh, che problema c’è… riparto” ma provate a ripartire con la catena scalzata dalla corona :-O Al che, in piena piazza d’Armi, alle 18 di una bella giornata di sole, pieno di mamme/nonni/bambini/ragazzi, un ciclista resta immobile per un attimo sulla sua bici, agita vorticosamente i pedali senza risultato e, con le mani in assetto da gran fondo, tutto bello tirato con tutina, caschetto e tutto il resto… SI SFRACASSA RUMOROSAMENTE A TERRA DI LATO! E non è stata nemmeno l’unica volta, ma le altre ve(me) le risparmio.
  • City: in città non me la sento di camminare come un tacchino ferito, nè voglio deliziare i miei colleghi cambiandomi ogni mattina le scarpe in ufficio (Andrea potrebbe poi vendicarsi con le scarpe da basket e l’escalation potrebbe degenerare :-D ). Dunque voglio tenere ai piedi le mie comode scarpe gommate, ma non voglio rinunciare al vantaggio di una buona pedalata. Sono però disposto al compromesso, usando un elemento meno rigido nella trasmissione della forza, la classica gabbietta plasticosa o metallica con il laccetto tutto intorno. Tipo quella dei filmati d’epoca. Lasciando un po’ lasca la cinghia il piede si sfila con grande rapidità, ma allo stesso tempo posso iniziare a spingere il pedale “in avanti” già prima che raggiunga la verticale e anzichè avere 160° di arco utile per la spinta ne ho circa 200° (numeri tirati a spanne). Esistono anche altri sistemi di compromesso, questo è quello che ho scelto io più che altro per la facile reperibilità.

Ma veniamo al perchè di questa lectio magistralis de noartri sulle scarpette: fino alla scorsa settimana ero convinto di adottare la gabbietta anche per il viaggio. Poi ho provato, con la gabbietta, a fare un Torino-Cesana (fallito, non certo per colpa delle scarpe) e ho cambiato radicalmente idea.

Alla fine ho accettato di sborsare ancora qualche quattrino e ho scelto la soluzione intermedia: scarpetta e attacchi da mountain-bike (in realtà la scarpetta che ho preso mi è stato detto essere da “spinning”, quella roba dove paghi per pedalare restando fermo e farti urlare in faccia da uno che non è nemmeno il tuo capo).

Si cammina bene (l’attacco è incassato nella suola che, come si vede in foto, ha i bordi ben rialzati e gommati), si aggancia/sgancia con facilità e rapidità, la trasmissione di forza è molto buona e su tutti i 360° e oltretutto (nella foto non si vede) la scarpetta che ho preso è tutta bella traforata, molto fresca.

DING! AGGIUDICATO!

ps: discorso a parte meriterebbe il posizionamento delle placchette sotto la scarpa, specie per compensare il mio ginocchio varo.

Ma che è… un’astronave?

Dite che ho un po’ esagerato? :-D

(però la musica si gode parecchio e non sono ancora
così folle da mettere auricolari pedalando)

Se sei un vero nerd clikka x ingrandire

Insomma, giro tutto l’anno in città
su una bici ridotta quasi all’osso:
niente cambio, freno a contropedale…
… per una volta che faccio un viaggio che merita
voglio tutte le comodità! :-D

La forcella maledetta!

In vista del viaggio e non avendo tempo di arrangiarmi giù in cantina, sabato 12/07 ho portato mariadolores (la biga da turismo) dove la comprai qualche anno fa (vabbè, ho deciso di non fare nomi qui sul blog, tanto ve lo dico a voce) per sistemare alcune questioni.

Trovo un signore barbuto, il ciclista1, e attacco:

p. - salve, ho bisogno che mi dia un’occhiata a questa bici che ho comprato qui qualche anno fa. Vorrei mettere un portapacchi anteriore, anche cambiando la forcella se necessario. E poi vorrei che andasse dritta: questa bici è SEMPRE andata storta, è l’unica su cui non riesco a viaggiare senza mani…
c.1 - sì sì, facciamo due fori qui in basso sulla forcella e ti metto il portapacchi…
p. - due fori?
8-O … è sicuro? Guardi che ci devo fare più di millecinquecento chilometri e non vorrei proprio rischiare…
c.1 - tranquillo, lo abbiamo sempre fatto, se ti faccio cambiare la forcella ci guadagno di più, ma ti dico che sui fori ci puoi andare sicuro, abbiamo esperienza noi…
p. - ok, va bene, fidiamoci dell’esperienza… e per il fatto che va storta? Non saranno mica storti il telaio o la forcella?
c.1 - no, sarà lo sterzo da regolare… ma perchè ci hai messo il grasso nella catena! Guarda che roba, non va mica bene così eh… si rovina…
p. - boh, io non ce l’ho nemmeno il grasso a casa, dev’essere stato un altro ciclista a cui l’ho portata l’anno scorso…
c.1 - allora io segno: portapacchi e tagliando, ok?
p. - no, ma segni anche che deve andare dritta, dle tagliando mi importa meno, a me interessa poter bere dalla borraccia senza fermarmi e senza rischiare la vita…
c.1 - sì sì , ma quello è incluso nel tagliando.
p. - ok, ma si metta un promemoria a fianco, così la prova anche e vede che è impossibile andare dritti…
c.1 - non c’è bisogno, il ragazzo le prova sempre, comunque tranquillo, sarà solo lo sterzo. Tiriamo anche un po’ i raggi.

[...]

Martedì 15/07 mio padre mi accompagna in moto a ritirare la bici.
A consegnare non c’è il barbuto ma un altro, il ciclista2.

p. - salve devo ritirare la bici, com’è? Va dritta adesso? Posso provarla?
c.2 - Ho allentato lo sterzo, vedi, più di così però non si può, altrimenti si rovinano i cuscinetti. Prima passa a pagare di là, poi te la faccio provare.
p. - … ? (silenzio attonito)
c.2 - … … … ! (silenzio facendosi i cazzi suoi)
p. (emettendo un sospiro zen) - vabbè.

Pago (35 cocomeri d’argento) e provo la bici.
Va ancora storta, vagamente meglio, almeno è controllabile con un po’ di lavorìo di chiappe, ma comunque non è una bici equilibrata. Mi dice che più di così non si può fare, che il telaio è a posto, che la forcella è a posto, che le ruote sono a posto e mi cazzia pure lui per il grasso sulla catena. Saluto e me ne vado, ho l’impressione che se resto altri cinque minuti finisce che diventa colpa mia e del grasso se la bici va storta.

Al ritorno mio padre mi segue in moto per un tratto. Al semaforo accostiamo e mi dice che le due ruote non sono allineate tra loro quando vado dritto. Apriamo lo sgancio rapido dell’anteriore e lo richiudiamo forzando un po’ la ruota a stare più inclinata verso destra: la bici va dritta. Ieri ho trovato il tempo di scendere in cantina: i due bracci della forcella sono clamorosamente diseguali… aggiungendo un dado da 9 sul perno bloccaruota e facendo poggiare il forcellino destro sul dado anzichè sul perno il tutto risulta ora dritto. Tra l’altro, avendo il ciclista montato il portapacchi anteriore gli sarebbe bastato mettere in naso oltre il manubrio e guardare dall’alto in prospettiva portapacchi e ruota per accorgersi che la ruota era clamorosamente storta. Insomma non aveva voglia o non era in grado di arrivarci.

Però quel grasso sulla catena!!!

Quindi se non andavo dal ciclista l’unica differenza erano 35 talleri in più nelle tasche.

Ma soprattutto…

… mi tengo la forcella forata
da questo “espertissimo” ciclista?